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Nabide
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«Nabide, principe degli Spartani, sostenne la ossidione di tutta la Grecia e di un esercito romano vittoriossimo, e difese contro a quelli la patria sua et il suo stato: e li bastò solo, sopravvenne il periculo, assicurarsi di pochi: ché se elli avesse avuto el populo inimico, questo non li bastava.»


mwbgNabide (in greco antico Νάβις?, Nàbis; ... – Sparta, 192 a.C.) fu un re usurpatore di Sparta dal 207 a.C. fino alla sua morte.

Contents

Note

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Biografia

Origini e ascesa al potere

Nabide, figlio di Demarato, nacque a Sparta durante il III secolo a.C., apparteneva alla famiglia reale degli mwdaEuripontidi essendo discendente di mwdqDemarato ma, in ogni caso, nulla è noto né della sua parentela né della sua giovinezzacite-ref-1[1]cite-ref-2[2].

Dopo la morte del reggente spartano mwfwMacanida nel 207 a.C. in battaglia contro la mwgaLega achea, Nabide rovesciò il re euripontide mwgqPelope col sostegno di un esercito mercenario e fu incoronato re.

Politica estera

Salito al potere, Nabide continuò la politica dei suoi predecessori opponendosi alla Macedonia e alla Lega achea e cercando l'alleanza dell'Elide, della mwhaLega etolica e di Messenecite-ref-cita-polibio-xvi-13-3-0[3].

Nel mwig205 a.C., durante la mwiwPrima guerra macedonica, Nabide si schierò con Romacite-ref-4[4] e fu tra i partecipanti alla mwkaPace di Fenicecite-ref-5[5].

Negli anni seguenti, Nabide fortificò la città di Sparta, riarmò, con l'aiuto dei Cretesi, una marina da guerracite-ref-6[6]cite-ref-7[7] e riconquistò l'intera mwngLaconia e parte del territorio di mwnwMessene ma nel 204 a.C. i suoi tentativi di espugnare la piazzaforte della mwoaLega achea di mwoqMegalopoli fallironocite-ref-8[8].

Nel mwpw201 a.C., Nabide, con un esercito mercenario, pose l'assedio alla città di mwqaMessene, un tempo soggetta e alleata di Spartacite-ref-9[9]; tuttavia, sebbene fosse riuscito ad espugnarne le mura, Nabide fu costretto a ritirarsi per via dell'intervento dell'esercito della Lega achea comandato da mwrqFilopemene che sconfisse pesantemente le truppe spartane nella battaglia di Tegeacite-ref-cita-polibio-xvi-13-3-1[3].

Durante la mwugseconda guerra macedonica, Nabide ebbe un'altra occasione di espandersi. mwuwFilippo V di Macedonia gli offrì la città di mwvaArgo se Sparta avesse abbandonato la coalizione romana e si fosse schierata con l'alleanza macedonecite-ref-10[10] Nabide accettò e ottenne il controllo di Argo; tuttavia, quando fu chiaro che la guerra sarebbe andata male per i Macedoni, ritornò nella coalizione romana e inviò 600 mercenari mwwqcretesi a sostegno dell'mwwgesercito romano.cite-ref-11[11]cite-ref-cartledgespawforth74-12-0[12].

Pertanto, quando Filippo fu poi definitivamente sconfitto dai Romani nella mwzabattaglia di Cinocefale,cite-ref-13[13] Roma decise di mantenere guarnigioni in Grecia per proteggere i propri interessi e riconobbe il controllo spartano su Argocite-ref-14[14].

Politica interna

In cambio del suo aiuto nella guerra, Roma riconobbe il controllo di Nabide sulla polis di Argo; Nabide, che era già re di Sparta, fece la propria moglie mwbwApia sovrana di Argo, sua città natale.

Successivamente, Apia e Nabide decimarono i membri delle più antiche famiglie spartane e argive, ne confiscarono i beni torturando coloro che opponevano resistenzacite-ref-15[15]; inoltre, pur conservando lo status giuridico di ilota, in ossequio alla costituzione di Licurgo che Nabide intendeva restaurare, il sovrano fece liberare numerosi iloti e distribuì loro molta della terra confiscatacite-ref-livioxxxiv27-16-0[16].

Tale politica permise di incrementare il numero dei cittadini abili alle armi mentre l'aumento del reddito ricavato dalle confische e dalla produzione agricola permise a Nabide di arruolare forze mercenarie; Polibio, assai ostile a Nabide, descrisse tali forze come "un'accozzaglia di assassini, ladri, tagliaborse e banditi" (ἀνδροφόνοι καὶ παρασχίσται, λωποδύται, τοιχωρύχοι)cite-ref-17[17].

Infine, fece ricostruire l'arsenale militare di mwfwGiteo e offrì basi navali ai Cretesi affinché potessero praticare la pirateria ed ottenne in cambio una quota dei profitti e altri 1.000 mercenaricite-ref-livioxxxiv27-16-1[16].

Guerra contro Roma

Premessa

Il potere di Nabide, tuttavia, si dimostrò assai effimero: la mwjqLega achea, non tollerando che uno dei suoi membri, la città di Argo, fosse sotto il controllo di un'altra potenza, fece pressioni sui romani affinché dichiarassero guerra a Nabide; Roma, non desiderando lasciarsi alle spalle una Sparta riorganizzata e di nuovo in ascesa, decise di acconsentire alle richiestecite-ref-18[18].

Nel mwkw195 a.C. mwlaTito Quinzio Flaminino, comandante romano in Grecia, convocò un consiglio degli stati greci a mwlqCorinto allo scopo di discutere l'eventualità di una dichiarazione di guerra contro Nabide: tra gli stati partecipanti al consiglio vi furono la mwlgLega etolica, il mwlwRegno di Macedonia, il mwmaRegno di Pergamo, la mwmqRepubblica romana, mwmgRodi, la mwmwTessaglia e la Lega acheacite-ref-cartledgespawforth75-19-0[19].

Tutti i partecipanti, con l'eccezione della Lega etolica e la Tessaglia, che desideravano l'immediato ritiro dei romani e si offrirono come mediatori con Nabide, optarono per la guerracite-ref-cartledgespawforth75-19-1[19]cite-ref-20[20] che, secondo lo storico moderno Erich Gruen, costituiva per i Romani un eccellente pretesto per mantenere alcune mwqglegioni in Grecia e quindi impedire agli Spartani e alla Lega etolica di allearsi al sovrano mwqwseleucide mwraAntioco III in caso di una sua invasione della Grecia.cite-ref-gruen450-21-0[21].

Di conseguenza, Flaminino inviò un ultimatum a Nabide imponendogli di abbandonare Argo o di fronteggiare una guerra contro Roma ed i suoi alleati; Nabide rifiutò di ottemperare e scoppiò il conflitto.

Assedio di Argo e campagna laconica

L'esercito di Flaminino, composto da 40.000 legionari e da 10.000 fanti e 1.000 cavalieri inviati dalla Lega achea, marciò su Argo e la mise sotto assedio: Nabide aveva comandato al cognato Pitagora di tenere la città con 15.000 soldati che, dopo diverse schermaglie, indussero i romani a lasciare l'assediocite-ref-livioxxxiv26-22-0[22].

Pertanto, Flaminino decise di avanzare direttamente contro la Laconia conquistando le città di mwuqTegea e Caryae ove furono raggiunti da un contingente macedone e da uno composto dagli esuli spartani, guidati dal re deposto mwuwAgesipoli IIIcite-ref-23[23]; nel frattempo sul mare veniva radunata una flotta composta da 40 navi romane e 58 greche, rispettivamente 18 di Rodi e 40 inviate da mwwaEumene II di Pergamo che intendevano reprimere la pirateria ed assicurarsi l'appoggio romano nel caso di un attacco da parte di Antioco III di Siriacite-ref-24[24].

Nabide, tuttavia, non rimase inerte: comandò una leva di 10.000 cittadini, ottenne l'appoggio di 1.000 mercenari cretesi e, temendo una rivolta, fece giustiziare 80 tra i cittadini più eminenti di Spartacite-ref-smith-25-0[25]cite-ref-livioxxxiv29-26-0[26].

In un primo momento, le sorti del conflitto furono incerte: infatti, l'esercito di Nabide riuscì a sorprendere l'avanguardia di Flaminino a Sellasia e riuscì a scompaginare le truppe alleate ma in seguito l'intervento delle truppe romane costrinse le forze spartane a ritirarsi dietro le mura cittadinecite-ref-livioxxxiv28-27-0[27].

A questo punto, Flaminino procedette verso le città costiere della mw1aLaconia di cui accettò la resa volontariacite-ref-livioxxxiv28-27-1[27] e assediò per terra e mare il porto e arsenale navale spartano di mw2qGiteo finché, dopo diversi giorni di assedio e accaniti combattimenti, la guarnigione spartana, dietro la promessa che avrebbe potuto fare ritorno a Sparta, si arresecite-ref-livioxxxiv29-26-1[26].

Assedio di Sparta e resa

Ricevuta la notizia della caduta di Giteo, Nabide tentò di negoziare la sua resa ma gli alleati greci fecero pressioni su Flaminino il quale decise di rifiutare l'offerta di pace e di assediare la città di Sparta.cite-ref-28[28]

Flaminino, dopo aver sconfitto fuori dalle mura le truppe spartane, rafforzate da un contingente di 3.000 soldati argivi guidati dal cognato di Nabide, Pitagoracite-ref-29[29], decise di espugnare la città con un assalto diretto: dopo duri combattimenti, le truppe di Nabide cedettero ed egli tentò di fuggire; Pitagora, tuttavia, decise di dare fuoco alle abitazioni più vicine alle mura causando pesanti perdite alle truppe greche alleate dei romanicite-ref-30[30].

Flaminino decise allora di ritirarsi nei propri accampamenti ove fu raggiunto da un emissario di Nabide che chiedeva la pace: inizialmente, il generale romano rifiutò di ricevere l'ambasciatore ma in seguito offrì l'armistizio imponendo le seguenti condizioni: abbandono di Argo, concessione della libertà alle città costiere della mw7gLaconia alle quali avrebbe consegnato la flotta spartana, rinuncia ad ogni alleanza con qualunque città mw7wcretese ed infine pagare un'indennità di guerra per i successivi otto annicite-ref-31[31]cite-ref-32[32].

Nabide avrebbe, inoltre, dovuto consegnare cinque ostaggi, tra cui il figlio Armenas, ma in cambio avrebbe conservato il trono, la città di Sparta e la pianura della Laconia ed, inoltre, ottenne che gli esuli spartani non potessero tornare in cittàcite-ref-33[33].

Tentativo di riscossa e morte

Anche se il territorio sotto il suo controllo era stato ridotto alla città di Sparta e a parte della Laconia, Nabide ancora sperava di riconquistare la sua antica potenza.

Nel 192 a.C., approfittando del fatto che l'attenzione dei Romani era rivolta all'imminente mwaqaguerra contro Antioco III di Siria e la Lega etolica, Nabide radunò quanto restava del suo esercito e mise sotto assedio la città portuale di Giteo, riuscendo ad espugnarla e a sconfiggere parte della flotta achea in una battaglia navale nei pressi del portocite-ref-smith-25-1[25].

Poi, però, Filopomene mobilitò l'esercito della Lega achea ed invase il territorio spartano costringendo Nabide a ritirarsi entro le mura della propria capitale per poi ritirarsicite-ref-smith-25-2[25]; Nabide, allora inviò messaggeri alla Lega etolica per chiedere rinforzi in modo da continuare la guerracite-ref-smith-25-3[25].

Gli Etoli decisero di inviare un esercito di 1.000 fanti e 300 cavalieri ma, una volta che questi giunsero a Sparta, tradirono Nabide e lo assassinarono mentre stava conducendo l'esercito fuori dalla città (l'artefice fu il loro generale, mwaq8Alessameno); poco dopo gli Etoli tentarono di prendere il controllo di Sparta e della Laconia ma furono costretti a ritirarsicite-ref-34[34].

Gli Achei, infine, approfittando del caos che era derivato dalla morte di Nabide, radunarono un poderoso esercito e, sotto la guida di Filipomene, marciarono su Sparta costringendola ad aderire alla Lega achea, conservando le proprie leggi: finiva così l'indipendenza di Spartacite-ref-35[35].

Note

cite-note-11. mwar8mwasaDiodoro,mwase XXVII, 1.
cite-note-22. mwasumwasyGreen,mwasc p. 302.
cite-note-cita-polibio-xvi-13-33. mwas0mwas4Polibio,mwas8 XVI, 13.
cite-note-44. mwatmmwatqLivio,mwatu XXIX, 12.
cite-note-55. mwatkmwatoLivio,mwats XXXIV, 31.
cite-note-66. mwat8mwauaPolibio,mwaue XIII, 8.
cite-note-77. mwauumwauyLivio,mwauc XXXIV, 35.9.
cite-note-88. mwausmwauwPolibio,mwau0 XIII, 8.3-7.
cite-note-99. mwavemwaviLivio,mwavm XXXIV, 32.16.
cite-note-1010. mwavcmwavgLivio,mwavk XXXII, 39.
cite-note-1111. mwav0mwav4Livio,mwav8 XXXII, 40.
cite-note-cartledgespawforth74-1212. mwawmmwawqCartledge, Spawforth,mwawu p. 74.
cite-note-1313. mwawkmwawoLivio,mwaws XXXIII, 10.
cite-note-1414. mwaw8mwaxaLivio,mwaxe XXXIII, 31.
cite-note-1515. mwaxumwaxyPolibio,mwaxc XIII, 6-8.
cite-note-livioxxxiv27-1616. mwax0mwax4Livio,mwax8 XXXIV, 27.
cite-note-1717. mwaymmwayqPolibio,mwayu XIII, 6.
cite-note-1818. mwaykmwayoHolleux,mways p. 190.
cite-note-cartledgespawforth75-1919. mwazemwaziCartledge, Spawforth,mwazm p. 75.
cite-note-2020. mwazcmwazgLivio,mwazk XXXIV, 24.
cite-note-gruen450-2121. mwaz0mwaz4Gruen,mwaz8 p. 450.
cite-note-livioxxxiv26-2222. mwaammwaaqLivio,mwaau XXXIV, 26.
cite-note-2323. mwaakmwaaoGrenn,mwaas p. 415.
cite-note-2424. mwaa8mwabaLivio,mwabe XXXIV, 30.
cite-note-smith-2525. mwabsmwabwSmith.
cite-note-livioxxxiv29-2626. mwacimwacmLivio,mwacq XXXIV, 29.
cite-note-livioxxxiv28-2727. mwacomwacsLivio,mwacw XXXIV, 28.
cite-note-2828. mwadamwadeLivio,mwadi XXXIV, 30-37.
cite-note-2929. mwadymwadcLivio,mwadg XXXIV, 38.
cite-note-3030. mwadwmwad0Livio,mwad4 XXXIV, 39.
cite-note-3131. mwaeimwaemLivio,mwaeq XXXIV, 40.
cite-note-3232. mwaegmwaekHolleaux,mwaeo p. 191.
cite-note-3333. mwae4mwae8Cartledge e Spawforth,mwafa p. 76.
cite-note-3434. mwafqmwafuLivio,mwafy XXXV, 35.
cite-note-3535. mwafomwafsCartledge, Spawforth,mwafw p. 77.

Bibliografia

Fonti primarie

• citerefpolibioPolibio, Storie.
• citereftito-livioTito Livio, Ab Urbe condita.

Fonti secondarie

• citerefsmith(EN) William Smith (a cura di), Nabis, in Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, 1870.
• citerefcartledge(EN) Paul Cartledge e Antony Spawforth, Hellenistic and Roman Sparta: A tale of two cities, Londra, Routledge, 2002, ISBN 0-415-26277-1.
• citerefgreen(EN) Peter Green, Alexander to Actium: The Historical Evolution of the Hellenistic Age, 2a, Los Angeles, University of California Press, 1990, ISBN 0-500-01485-X.
• citerefholleaux(EN) Maurice Holleaux, Rome and the Mediterranean, 218-133 B.C., in Cambridge Ancient History, VIII, 1a, Los Angeles, Cambridge University Press, 1930.
• citerefgruen(EN) Erich Gruen, The Hellenistic World and the Coming of Rome, Los Angeles, University of California Press, 1984, ISBN 0-520-05737-6.

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Collegamenti esterni

• citereftreccani-itNàbide, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaArnaldo Momigliano, NABIDE re di Sparta, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1934.
• citerefdizionario-di-storiaNabide, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefsapere-itNàbide, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) Nabis, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.